Il cuore del mondo – Scena in copertina

La Sea Wolf dominava la spiaggia con la sua carena luccicante di nero, adagiata sull’impalcatura a riva. Rose si schermò gli occhi con una mano e alzò lo sguardo ai pennoni rimessi a nuovo, che svettavano aguzzi contro il cielo azzurro. Jaime e altri ragazzi del villaggio erano appollaiati sulle traverse per fissare le vele, mentre dall’interno proveniva ancora il martellare di un paio di carpentieri. 

Mancavano le ultime rifiniture, ma era pronta: la nave di Black Fang avrebbe solcato di nuovo le acque dell’Arcipelago Minore. 

Rose scambiò un sorriso emozionato con Thorn, mentre Will e Hazel erano già corsi su per la passerella. Li seguì sul ponte, poi sulla scala a poppa e tutti insieme si infilarono dietro al timone, diretti alla cabina di comando. 

L’asse del pavimento davanti alla soglia scricchiolò, proprio come era scritto nel diario di Beltaise: un accorgimento che Black Fang aveva adottato per evitare visite impreviste. 

Hazel ridacchiò. «Dubito che Black Fang potesse accorgersi di un rumore così sommesso quando era… impegnato con il suo primo ufficiale.» 

Rose arrossì all’idea di amoreggiare in un luogo così accessibile a tutto l’equipaggio, nonostante nelle ultime settimane Thorn le avesse dimostrato quanto fosse facile cedere agli impulsi. Come quella mattina, quando una capatina in camera per recuperare la spada si era trasformata in un’attesa molto più lunga per l’allenamento con Will. Erano stati solo baci. E carezze. E lei aveva tanto desiderato restare lì per tutto il giorno.

Ma che mi metto a pensare? Rose scosse la testa ed entrò, cercando di scacciare dalla mente quel ricordo che le infiammava il petto.

Will si era già messo a studiare lo scaffale e il baule dove riporre libri e carte nautiche. Batté un tacco sul pavimento, come a volerne saggiare il suono. «Potremmo comprare un bel tappeto pregiato. Che ne dici, Rose?»

«Che?» si riscosse lei.

«Lo vuoi un tappeto da mettere al centro? O anche più di uno.»

Perché lo chiedeva a lei?

Hazel appoggiò il sedere al bordo della massiccia scrivania d’ebano e valutò la cabina a braccia incrociate. «Sì, ci starebbe bene. Una volta ho conosciuto un pirata che lo toglieva quando aveva paura di macchiarlo di sangue e tutti sapevano al volo come aveva intenzione di condurre gli interrogatori dalla presenza o meno del tappeto.»

Thorn aprì il baule e lo richiuse. «Non credo che Rose si metterà a spargere sangue di punto in bianco.»

«Quello sarà compito nostro» ghignò Hazel. «Piuttosto, dobbiamo decidere chi sarà il vicecapitano.»

«Non sarà Thorn?» domandò Will. «O io.»

Hazel fece un verso sarcastico. «Tu sei un ragazzino scappato di casa.»

«Siamo tutti scappati di casa.»

«Ma tu non hai esperienza di navigazione, né abbastanza autorità per farti obbedire da una ciurma intera. E dai, Will, non sei adatto.»

«Ma che ragionamento è? Allora nessuno di noi è adatto.»

«Infatti. Abbiamo già un capitano inesperto – senza offesa, Rose – almeno il vice scegliamolo per bene.»

Rose rimase a bocca aperta ad assistere al battibecco. Parlavano dando già per scontato che lei sarebbe stata il capitano. Anche lei l’aveva sempre creduto, ma ora che stava diventando reale… Alzò gli occhi al soffitto coperto di travi sottili. Capitano di quella nave enorme e leggendaria, che si stringeva intorno a lei come una massa opprimente di legno e tela. Non era così sicura di poterne assumere il comando, ma quella nave era il suo lascito, tutto ciò per cui era scappata di casa, aveva intrapreso l’avventura e aveva combattuto. 

E l’aveva scelto lei.

Avrebbe potuto ignorare la prima chiave, buttarla in un angolo o nel fuoco, invece il suo cuore si era risvegliato e l’aveva spinta a lasciare Aster, nonostante tutte le difficoltà che avrebbe dovuto affrontare.

L’aveva deciso lei. Gli altri l’avevano subito appoggiata, ma la scelta era stata sua. E anche quando c’erano state decisioni da prendere, i suoi compagni avevano discusso, vagliato opzioni, ma alla fine si erano sempre affidati al suo giudizio.

“Sei tu il capo” aveva ripetuto più volte il conte De Witt.

Rose si ritrovò a stringere i denti per il disgusto di dover dare ragione a quell’uomo, ma doveva riconoscergli di averci visto giusto, quando lei ancora non ne era consapevole.

E va bene. Prese un respiro profondo e serrò i pugni in una stretta decisa. 

«Basta così» disse, interrompendo la discussione tra Will e Hazel. 

Attraversò la cabina a lunghe falcate, diretta verso la scrivania del capitano. La sua scrivania. Si fermò davanti allo scranno di Black Fang, che era stato ridipinto e si ergeva come un trono al posto di comando.

«Hazel ha ragione: gli abitanti del villaggio sanno qualcosa di navigazione, ma non sono così esperti. Dobbiamo trovare qualcuno che ci insegni e mi faccia da vice finché uno di voi tre non sarà pronto.» 

Allargò entrambe le mani sul legno solido della sua scrivania e fece scorrere lo sguardo sui compagni. Per una volta, sia Will che Hazel sembravano a corto di parole; Thorn invece schioccò la lingua in un verso divertito, si mise a destra di Rose e incrociò le braccia.

«Per me va bene. Sei tu il capo.»

Rose trattenne a stento un sorriso. Le sembrava di trovarsi in un momento così cruciale per tutti loro, che non se la sentiva di rovinarne la solennità scambiando sorrisini con Thorn. Si schiarì la gola per ricomporsi e prese posto a sedere.

«Vada per il tappeto, ma tutto quello spazio vuoto non mi piace.»

Will sembrò riscuotersi. Guardò il centro della cabina, poi tornò su Rose. «Che ne dici di un salottino? Con un paio di divani comodi per noialtri.»

Poteva già immaginarselo disteso su uno di quei divani, che le faceva compagnia leggendo un libro, come a casa. Casa. Non voleva ricordi della sua vecchia vita, ma si rese conto che la sensazione di casa non era data da un luogo, ma dalla compagnia silenziosa di Will, dagli aneddoti di Hazel e dal sostegno costante di Thorn. Si adagiò allo schienale dello scranno e fece scorrere le dita sui fregi intagliati dei braccioli.

«D’accordo, due divani e un tavolino nel mezzo.»

Will scattò sull’attenti, portò le braccia dietro la schiena e le sue labbra si distesero in un ampio sorriso. «Agli ordini, capitano.»


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